Cos’è la psicomotricità e quando è indicata?

La psicomotricità è una disciplina rieducativa, educativa e terapeutica che pone al centro del la sua attività l’unione tra mente e corpo (sviluppo motorio ed intellettuale).

Attraverso il movimento la persona si organizza nello spazio e nel tempo, impara a dosare e a finalizzare sempre meglio l’attività motoria, acquisisce sicurezza in sé e nella propria autonomia.

La psicomotricità è uno spazio nel quale riconoscere bisogni, desideri e potenziali di crescita attraverso uno strumento fondamentale: il GIOCO.

La proposta psicomotoria agisce intensamente sull’attivazione della creatività dei bambini: utilizzando materiali specifici essa lavora sull’espressione libera sia a livello concreto che simbolico. Si creano così momenti di gioco particolarmente piacevoli per i bambini, che vivono con intensità lo spazio a disposizione lasciando andare le difese, supportati dall’accoglienza e dall’ascolto dell’adulto.

L’intervento neuropsicomotorio copre una fascia di età molto estesa che va dalla prima infanzia all’adolescenza, ma esprime la sua massima efficacia nell’età precoce 0 – 3 anni e nell’età pedriatica 4 – 7 anni, laddove le abilità emergenti pur essendo riconducibili a specifiche aree (motoria, linguistica…) non possono essere scisse dalle funzioni di attenzione, percezione, memoria, motivazione, regolazione affettiva promosse attraverso esperienze totali e globalizzanti caratteristiche dell’approccio neuropsicomotorio.

La psicomotricità si applica sia in campo educativo-preventivo, che in ambito formativo e clinico, sostenendo l’importanza dell’integrazione tra esperienza e sviluppo dell’identità personale, tra azione, riflessione ed intenzionalità, supportando attraverso la via dell’azione e del gioco, lo sviluppo del pensiero simbolico, la capacità di decentramento cognitivo, l’identità personale, i processi di socializzazione.

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