Intervento Psico-educativo

Gli interventi abilitativi/riabilitativi sono individualizzati e progettati sulla base di una valutazione funzionale: previo colloquio di raccolta dati con i genitori, ed eventualmente insegnanti, viene svolta un’osservazione clinica e una valutazione psicodiagnostica. Tale valutazione può prevedere il coinvolgimento di diverse figure che fanno parte dell’equipe multidisciplinare, come: psicologo, terapista della neuro-psicomotricità, logopedista, educatore ed altre tipologie di professionisti. A termine di questa prima fase di analisi, l’intervento psico-educativo viene chiamato in causa qualora emergano difficoltà ascrivibili alle seguenti tre aree:

Adattamento;

Autonomia;

Abilità sociali;

Volendo fare un esempio relativo all’area dell’Adattamento,
l’intervento può prevedere la presa in carico dei “comportamenti problema”: tutti quegli agiti che risultano pericolosi per il soggetto e/o per gli altri (atti auto-lesionistici, atti etero-aggressivi); Comportamenti che impediscono o limitano le possibilità di apprendimento (iperattività, agitazione, stereotipie motorie, abitudini rigide); Azioni che “allontanano” gli altri (distruttività verso oggetti, urlare o dire parolacce in continuazione, sputare ecc.). In sostanza tutti quei comportamenti che costituiscono un ostacolo reale allo sviluppo intellettivo, affettivo, intrapersonale ed interpersonale del soggetto.
L’intervento in questo ambito non può prescindere da un’attenta analisi funzionale del comportamento. Avvalendosi di strumenti adeguati, come l’osservazione diretta e la raccolta di informazioni attraverso il colloquio, vengono individuate le variabili di contesto antecedenti e le conseguenze nel contesto di riferimento innescate dalla messa in atto del comportamento esaminato. Tale procedura ci consente di individuare la FUNZIONE del comportamento problema: ogni comportamento è motivato da uno scopo (soddisfacimento dei bisogni oppure evitamento di situazioni frustranti e spiacevoli per il soggetto) e questo scopo varia sulla base del contesto preso in esame.
L’intervento si pone come obiettivi quelli di: intervenire sugli antecedenti modificandoli in un’ottica di prevenzione del comportamento problema; Promuovere ”nuovi comportamenti” che risultino più efficaci al raggiungimento di un adeguato livello di adattamento; Intervenire sulle conseguenze, ovverosia come il contesto reagisce al comportamento problema.

Per ciò che concerne l’area della Autonomia intesa come facoltà di determinarsi, libertà di agire e di pensare, possibilità di provvedere da soli alle proprie necessità, l’intervento va a concentrarsi sullo sviluppo di quelle abilità e/o sul consolidamento di quelle competenze che rendano il soggetto progressivamente in grado di affrontare da solo le attività quotidiane, limitando la necessità di richiedere aiuto. Per fare alcuni esempi potremmo far riferimento alla AUTONOMIA PERSONALE (alimentazione, igiene personale, vestirsi/svestirsi, controllo sfinterico, addormentamento, sonno ecc.); L’AUTONOMIA DOMESTICA (capacità di vivere adeguatamente l’ambiente familiare, collaborazione nelle faccende domestiche, riconoscimento e soddisfacimento delle proprie necessità); L’AUTONOMIA SOCIALE (prender confidenza con il mondo esterno, capacità di orientarsi nel tempo e nello spazio, capacità di chiedere aiuto in caso di bisogno, familiarizzare con l’uso del telefono, l’utilizzo del denaro, l’utilizzo dei negozi di uso comune).

Per quanto riguarda l’area delle abilità sociali, l’intervento si dedica alla promozione di quei comportamenti che consentono di stare bene con gli altri: ascoltare l’altro, rispettare il proprio turno nella conversazione e nel gioco, parlare con un tono di voce giusta, condividere, esprimere il proprio punto di vista, esprimere le proprie emozioni ecc.) . Facendo capo alla cognizione sociale e alla consapevolezza e attraverso percorsi di alfabetizzazione emotiva si mira a promuovere il benessere socio-emozionale dell’individuo. L’intervento ha come obiettivo quello di sviluppare le abilità definite nel costrutto di competenza emotiva: la capacità di identificare, denominare ed esprimere le proprie emozioni, la capacità di distinguere le emozioni altrui con lo scopo di facilitare migliori relazioni interpersonali, la capacità di regolazione emotiva (fronteggiare le situazioni spiacevoli regolando strategicamente l’esperienza e l’espressione delle emozioni attivate in tale situazione).

A partire da un approccio integrato di diversi modelli teorici di riferimento viene elaborato un percorso che possa adattarsi al meglio alla specifica situazione, evitando l’applicazione di “soluzioni preconfezionate”. Risulta pertanto complesso poter descrivere in modo generico cosa implichi questa tipologia d’ intervento fintanto che non prendiamo in carico un particolare soggetto e con Lui il suo contesto di vita.
L’intervento è spendibile per tutti i bambini/e e ragazzi/e nei principi e nelle strategie, tenendo conto di quali strumenti e modalità meglio si adattino al profilo di funzionamento del soggetto e del suo contesto di vita.
Partendo da un’analisi dei punti di forza e di debolezza iniziali, l’intervento viene calibrato in modo che funga da stimolo, evitando richieste eccessivamente frustranti o al contrario chiamando in causa solo abilità già acquisite.
Prevede il coinvolgimento attivo dei genitori e dei principali contesti di vita del bambino/ragazzo ( ad es. scuola, attività sportive ecc.) con percorsi dedicati e che si sviluppino in parallelo, con particolare attenzione rivolta agli aspetti affettivo-relazionali, al fine di garantire la dovuta coerenza in risposta alle problematiche emerse.
Nel rispetto delle abilità, dei bisogni, delle aspirazioni e dei desideri dell’individuo, risulta di fondamentale importanza che il progetto d’intervento venga co-costruito, come l’abile sarto confezionerebbe su misura il vestito per la più importante delle occasioni.

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